VIII Convegno Nazionale ICSAT
Ravenna 6-7 ottobre 2012
Il tempo del morire
Momento fatale o tempo compiuto?
La morte eccede le capacità di comprensione: appare prematura o tardiva, inattesa o imprevedibile, ingiusta o insensata. La morte oltraggia il potere dell'uomo: induce a prevenirla e a combatterla, sfida a provocarla e a procurarla. La morte pare un'eccedenza di ignoto e un'incongruenza dell'esistere; oppure l’esito congruente di un percorso, l'epilogo sensato di un piano di vita che si dispiega dal punto alfa al punto omega dell'esistenza.
Tessera non irrilevante nel mosaico della soggettività, appartiene alla configurazione individuativa che ci è toccata in sorte, a quel disegno evolutivo che inizia nell'inconscietà della nascita e sfocia nell'inconscietà della fine. Matura insieme al progetto di vita, ma non in funzione della durata, bensì del compimento: esistenze brevi ma compiute sono strutturalmente diverse da vite corte e spezzate, così come vite lunghe e conchiuse si contrappongono a quelle già completate e innaturalmente protratte.
La morte può essere temuta o desiderata, rifuggita o inseguita, ma il suo accadere si determina nell'inconscio più che nella coscienza e prende forma nei sogni e nelle immagini mentali prima che nella concretezza. Il tempo del morire può essere forzato o violato, ma nella sua essenza non è ...